14 agosto 2016 Presentazione restauro “Don Siro Rinaldi”

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Presentazione del restauro del quadro del Parroco Don Siro Giuseppe Rinaldi
presso il Museo arte sacra (Piazza Mastri) a Meride
domenica 14 agosto 2016, ore 21.00

Invito
Il Consiglio parrocchiale di Meride e l’Associazione Amici del Museo d’Arte Sacra di Meride hanno il piacere d’invitarvi alla presentazione del restauro del quadro (ritratto) Parroco Don Siro Giuseppe Rinaldi da Tremona (1663-1721)

P. Sirius Joseph Rinaldus
Parochus Meretis,
*natus anno 1663 die Octava mensis novembris,
+obiit die 13 martiis 1721.

Olio, 1699, attribuito a Gerolamo Bellasi detto Cattò da Mendrisio

Don Siro Giuseppe Rinaldi da Tremona,
Parroco di Meride.

Correndo l’anno 1712, causa malattia, dovette rinunciare alla sua missione di parroco ritirandosi a vita privata. Scrisse allora alla popolazione di Meride una toccante lettera di commiato che, per i suoi alti contenuti, resta vero testamento spirituale di un pastore attento ed amato .
La data della morte del sacerdote fu aggiunta sul dipinto dopo la sua scomparsa (1721).

Quadro acquistato dalla Parrocchia di Meride (Antiquariato Donati, via Nassa Lugano) nel 1974, Frs. 2.500.-) su segnalazione di Monsignor Giuseppe Gallizia.
Il dipinto risultava facente parte della Collezione Van Riedmann ed esposto nell’ antica Tipografia Agnelli di Lugano.

1712 – Testamento spirituale lasciato da Don Siro Giuseppe Rinaldi da Tremona alla gente di Meride

“Honorandi Huomini di Meride

Poiché è piaciuto a quella Divina Provvidenza di cui li alti secreti sono imperscrutabili di amorosamente visitarmi con una tal sorte d’infirmità, come penso a tutti voi ben noto, la quale, essendo maestra l’esperienza istessa, mi ha reso inhabile già da molto tempo in qua all’esercizio di un tanto ministero, qual’é quello di sostenere un caricho di cura d’Anime, alla cui consideratione, hanno tenuto sino le Anime Sante, quindi è che giudicando molto disdicevole il fare il sordo a sì longhi e sì amorosi invii, per evitare in me stesso, e forse in altri, quelli danni che possono prudentemente temersi di chi non facesse stima di simili avvisi, ho rissoluto con la scorta del consiglio di persone sapute e pie, far la rinontia de tal offitio Parrocchiale, riservandomi la congrua sostentatione, come credo sia stata a voi in mio nome significato, affinché sgravata la propria coscienza, e provvedute l’Anime vostre di chi, portando detto carattere parrocchiale, possi con le parole e con li esempi, pascervi di quel cibo necessario per condurvi sulla strada sicura verso il Paradiso.
Non vorrei che questo mio diletto Popolo si lasciassi ingannare da false presontioni, credendosi essere questa mia risolutione un parto di chimera, di capriccio o di superbia, perché anderebbe molto lontano dal vero a giudicare, e quando gli riuscisse difficile credere a queste mie sincere espressioni, non anderà molto che condotto ciaschuno al Tribunale Divino, sarà forzato al lume di quella verità infallibile, confessare se vi ho significato il vero o il falso.
So molto bene che quasi a tutti sembrerà duro e strano di dover mantenere chi non vi serve: ma se dalla matura e prudente consideratione di tanti huomini saggi si considererà haverne havuta una fresca esperienza per essere questo un diritto della Giustizia, non riuscirà malagevole dar mano al dovere, e fare quelle più pie risolutioni che stimeranno più convenienti in simil affare e siate certi che, se le disgratie non mi havessero ridotto ad uno stato miserevole la mia povera casa, sarebbero differenti le mie petitioni, protestandomi sempre che non saprò mai dilongarmi da quel cordiale affetto col quale vi ho sempre amati, e vi terrò cari sino all’ultimo respiro, e se fosse possibile, ciò che a Dio é riservato, di vedere li uni il cuore delli altri, sarei più certo che tutti assentireste alla mia chiamata, e in tal maniera verreste a render di nissuna forza quell’armi delle quali pretende il Demonio, valersi forse in questa congiuntura per la rovina delle Anime, et anche delle povere famiglie, quando non pensate acquetarvi alla ragione, ma bensì valervi della forza o pure di mezzi sinistri, il che non credo, supponendo che ambiate tutti d’esser tenuti quelli che siete, cioè buoni Cristiani.
Se vi fosse poi qualcuno, che si credesse da me in qualche modo offeso, spero che avrà la bontà di perdonarmi e condonarmi gratiosamente quell’ingiuria che credesse aver ricevuto, come figli di quel buon Padre che seppe su li ultimi periodi della nostra redentione sinodalla cattedra della Santa Croce, pregare per i suoi stessi crocefissori, assicurandovi con la maggior sincerità e schiettezza di cuore che, quando ciò fosse avvenuto, sarebbe nato da inavvertenza o vero da ignoranza, non già da pura malitia.
Spero anche, per ultimo, che non vi lascerete governare ,né ingannare dalle passioni; ma che raccomandando questa causa al Signore, vi applicherete all’honesto, ricordando a ciascuno che un’ Anima sola e non più abbiamo ogn’un di noi, la quale, come spero di tutti , se si salva sarà a buon patto, quando anche dovesse costare la vita, assicurandovi dal canto mio che,
non ostante resti privo del titolo di Vostro Pastore, non saprò mai privarmi di quel vivo desiderio che sempre ho avuto e che avrò di servirvi. Se poi, dovessi, nel rimanente, restare impotente, non cesserò mai di pregarvi dal Cielo.
Ogni felicità desiderabile,

Il Vostro Parroco
Prete Siro Giuseppe Rinaldi” 

* Gerolamo Bellasi, (1643-1727)
figlio di Giovanni q. Domenico e di Lucia Ferrandini q. Nicolao.
Fu allievo di Francesco Torriani il Vecchio, dipinse un paliotto per la chiesa di Morbio Superiore, due ritratti per la famiglia Oldelli di Meride e il paliotto raffigurante la Madonna del Rosario per la chiesa di S. Silvestro di Meride (dal Dizionario storico della Svizzera).

Il Bellasi frequentò assiduamente Casa Oldelli e impartì lezioni di pittura ai giovani della conosciuta famiglia meridense. Alle nozze del notaio Alfonso Oldelli (23.9.1675) con Marta Somazzi di Giovanni Maria da Lugano, il Bellasi ornò l’androne e la corte di casa Oldelli con suggestive scenografie (dipinte su cartone). Uno di questi cartoni rappresentante il trionfo della Primavera (o della Sapienza) che sparge petali di rose sulla terra, servì, in seguito, come modello per l’affresco al cielo raso della Biblioteca degli Oldelli, stanzone (antico archivio dei notai Oldelli) sito sull’arco dell’ampia entrata alla casa patronale.

In casa Oldelli, Filippo Bellasi (figlio di Gerolamo), conobbe Margherita Bossi (figlia di Gio.Battista Bossi da Melide) che fu poi sua moglie: matrimonio 28.2.1718.
I Bossi, architetti e lapicidi famosi (Romagna, Umbria, Marche, fra altro costruttori di Casa de’ Carli a Lugano e della prima Chiesa di San Rocco a Meride) a fine XVI secolo-principio XVII.)occuparono, per diversi anni, l’avancorpo di Casa Oldelli. (terza Casa), in virtù del conosciuto Accordo di Somasca.
La corte di Casa Bossi venne allora abbellita con la balaustra dei mascheroni. intagliata in pietra da Saltrio. Sembra tuttavia, che i mascheroni pensanti, fossero destinati a completare una residenza signorile della Romagna (Rimini), ma, per uno strano destino, fortunatamente le petree maschere restarono a Meride; in un secondo tempo, poi, adattate alla veranda della casa.(d’allora chiamata Casa Bossi).